Il futuro delle imprese passa dalle nuove generazioni: storie ed esperienze dal mondo ASTRE Italia

Al Congresso dei Collaboratori ASTRE Italia 2026, imprenditori e giovani delle aziende del network si confrontano sulle sfide del passaggio generazionale.

Dalla formazione alla meritocrazia, dalla gestione dei rapporti familiari all’assunzione di responsabilità. Un dialogo che racconta il valore della condivisione.

L’impegno di ASTRE Italia è per il futuro delle imprese

Il passaggio generazionale non comincia quando un imprenditore lascia la guida della propria azienda. Comincia molto prima. Quando un figlio entra per la prima volta in un ufficio. Sale su un camion. Affronta una responsabilità o si domanda se il proprio futuro sarà davvero nell’impresa di famiglia.

Ma come si conquista la fiducia dei collaboratori quando si porta il cognome del fondatore? È meglio crescere professionalmente all’interno dell’azienda o maturare prima esperienze altrove?

Come si gestiscono i rapporti tra fratelli e cugini quando aumentano le generazioni coinvolte?

E soprattutto, come si trasmette la cultura imprenditoriale senza limitare la libertà e le aspirazioni dei più giovani?

Sono alcune delle domande emerse durante l’atelier dedicato al passaggio generazionale, uno dei momenti di confronto del Congresso dei Collaboratori ASTRE Italia 2026. Un incontro che ha riunito generazioni, esperienze e territori differenti, dando vita a un dibattito aperto, concreto e profondamente umano.

ASTRE Italia: il passaggio generazionale come progetto di futuro

Il passaggio generazionale è uno dei temi ai quali ASTRE Italia vuole dare attenzione. Nella consapevolezza che la continuità delle imprese familiari rappresenta una sfida fondamentale per il futuro del trasporto e della logistica.

Il percorso ha preso forma nel Congresso dei Collaboratori 2025, con l’introduzione del primo atelier specificamente dedicato al cambio generazionale, ed è proseguito nel 2026 attraverso l’attenzione ai nuovi modelli organizzativi e alla valorizzazione delle persone.

Il Congresso di Bologna ha rappresentato una nuova tappa di questo impegno. ASTRE Italia promuove il dialogo tra generazioni offrendo alle aziende associate occasioni per condividere esperienze, confrontare scelte imprenditoriali e riflettere insieme sulle condizioni necessarie per garantire continuità e crescita.

Non si tratta di proporre una formula unica per tutte le imprese. Al contrario, il valore della rete risiede anche nella possibilità di conoscere modelli differenti e trasformare le esperienze dei singoli in un patrimonio condiviso.

Perché il passaggio generazionale non riguarda soltanto il trasferimento della proprietà, ma coinvolge persone, competenze, organizzazione, cultura aziendale e capacità di affrontare il cambiamento.

Un tavolo, undici partecipanti, molte prospettive

Il confronto ha visto la partecipazione di David Stante di Stante Italia, Gerardo Pierri di Pierri Trasporti, Alessandro Setti di Setti Trasporti, Jacopo Forlivesi di Global Logistics Services, Riccardo Caredio di Caredio Group, Antonio Curcio, Giacomo Curcio e Giovanni Curcio di Curcio Trasporti, Thomas Detassis dell’omonima realtà di trasporti trentina, Giorgio Simeoli di Serapide Trans e Francesco Cavaleri di Cavaleri.

Il futuro delle imprese passa dalle nuove generazioni storie ed esperienze dal mondo ASTRE ItaliaUn insieme di imprese con storie, dimensioni e specializzazioni diverse, ma accomunate dall’appartenenza al network ASTRE Italia e dalla volontà di confrontarsi su una questione decisiva per il proprio futuro.

Ad aprire la discussione sono state tre testimonianze imprenditoriali, quelle di David Stante, Francesco Cavaleri e Giorgio Simeoli. Il valore dell’incontro è emerso soprattutto nel dialogo successivo: nelle domande rivolte ai relatori, negli esempi concreti portati dai partecipanti, nelle riflessioni sui rapporti familiari e nelle parole dei più giovani, chiamati a raccontare il proprio punto di vista senza filtri.

Tre storie, tre modi di costruire il proprio percorso imprenditoriale

Per David Stante, rappresentante della seconda generazione dell’azienda di spedizioni internazionali fondata dal padre nel 1973, entrare nell’impresa familiare ha significato prima di tutto costruire competenze e individuare un ambito nel quale poter generare nuovo valore. Dopo gli studi in Economia e Management tra Italia e Inghilterra, Stante ha maturato esperienze professionali a Zurigo e Hong Kong nel settore del trasporto marittimo, prima di rientrare in azienda e contribuire allo sviluppo della divisione Overseas.

Una scelta nata dall’incontro tra le proprie attitudini e una concreta esigenza aziendale. “Qual è l’unico modo per farsi accettare? È essere di utilità per l’azienda per la quale si lavora”. Con queste parole Stante ha richiamato un principio fondamentale: il legame familiare può rappresentare un’opportunità, ma la credibilità professionale deve essere costruita attraverso competenze e risultati.

Completamente diverso il percorso di Francesco Cavaleri, cresciuto nell’impresa di trasporti fondata dal padre Giovanni nel 1974. La sua formazione è iniziata fin da bambino, tra piazzali, magazzini e mezzi pesanti. L’esperienza diretta del lavoro, la conoscenza delle problematiche degli autisti e l’affiancamento del padre hanno rappresentato la base del suo percorso imprenditoriale.

La scomparsa del fondatore, nel 2014, ha reso ancora più importante la responsabilizzazione che aveva avviato nei confronti dei figli. Oggi l’azienda è guidata dai tre fratelli. Francesco Cavaleri, responsabile dell’area commerciale. Tonino Cavaleri, impegnato nella logistica. Giusy Cavaleri, responsabile dell’area finanziaria. Un modello nel quale la conoscenza del lavoro, la condivisione delle decisioni e il rispetto dei ruoli costituiscono elementi essenziali.

Giorgio Simeoli, di Serapide Trans, ha invece raccontato un passaggio generazionale ancora in piena evoluzione. Alle spalle, la storia imprenditoriale della famiglia, dalle prime attività del nonno fino allo sviluppo dell’azienda di trasporto e logistica. Davanti, la responsabilità di contribuire alla sua crescita futura. Simeoli ha spiegato come, inizialmente, non fosse convinto di voler intraprendere la stessa strada del padre.

Le esperienze maturate fuori dall’azienda, il progressivo coinvolgimento nelle attività familiari e la partecipazione alla vita del network ASTRE hanno però contribuito a modificare il suo punto di vista. Oggi vive una fase nella quale le responsabilità vengono progressivamente ridefinite e il rapporto professionale con il padre si sta trasformando.

Tre percorsi che non potrebbero essere più differenti: la formazione internazionale, la gavetta operativa e la scelta maturata progressivamente. E proprio questa diversità ha offerto lo spunto per affrontare le domande più importanti.

La vera sfida: conquistare fiducia e autorevolezza

Uno dei primi temi emersi nel dibattito ha riguardato la difficoltà di inserirsi in un’organizzazione già strutturata. Chi appartiene alla famiglia proprietaria può trovarsi a lavorare accanto a collaboratori con molti anni di esperienza, che hanno contribuito alla crescita dell’azienda e sviluppato propri equilibri professionali.

Come si conquista la loro fiducia? E quanto conta conoscere direttamente le attività operative?

La discussione ha evidenziato come non esista una risposta valida per tutti. Per Stante, l’esperienza maturata in un’azienda esterna, lontano dalla protezione familiare, è stata determinante per sviluppare autonomia, umiltà e capacità di lavorare in gruppo. Per Cavaleri, invece, la conoscenza diretta del lavoro è uno strumento fondamentale per comprendere le difficoltà dei collaboratori e valutare con consapevolezza le situazioni operative.

Entrambi i percorsi conducono però allo stesso principio: l’autorevolezza non si eredita, si conquista.

Un esempio particolarmente significativo è emerso quando Francesco Cavaleri ha raccontato un episodio che ha coinvolto Giovanni Curcio, di Curcio Trasporti. In occasione di una riparazione effettuata su un semirimorchio, Cavaleri aveva ricevuto una telefonata dal giovane Curcio, che gli aveva illustrato con precisione il problema tecnico, i ricambi utilizzati, le lavorazioni effettuate e lo stato dell’intervento.

Una comunicazione professionale che lo aveva positivamente colpito, tanto da spingerlo a complimentarsi per la preparazione e per il livello di responsabilità dimostrato. Un episodio che, nella sua semplicità, racconta molto del valore del ricambio generazionale: la crescita dei giovani si riconosce anche nei comportamenti quotidiani, nella competenza e nella capacità di assumersi responsabilità concrete.

E racconta anche il valore della rete ASTRE, all’interno della quale le aziende hanno la possibilità di conoscersi e osservare reciprocamente i percorsi di crescita delle nuove generazioni.

Fratelli oggi, cugini domani: il problema della governance

Il dibattito ha affrontato uno degli aspetti più delicati del passaggio generazionale: la gestione dei rapporti familiari quando il numero delle persone coinvolte nell’azienda aumenta.

Come si mantengono gli equilibri quando, dopo una generazione di fratelli, arriva quella dei cugini? Tra fratelli che lavorano insieme da molti anni possono esistere rapporti consolidati, caratterizzati da fiducia, conoscenza reciproca e capacità di superare rapidamente eventuali contrasti.

Ma il passaggio alla generazione successiva può rendere più complessi i rapporti personali e le decisioni imprenditoriali. La discussione ha così evidenziato l’importanza di distinguere la dimensione familiare da quella organizzativa. David Stante ha illustrato il modello adottato dalla propria azienda, fondato su responsabilità territoriali e deleghe funzionali, con ruoli distribuiti in base alle competenze e agli ambiti di attività.

Un’organizzazione che si sta evolvendo anche per preparare l’ingresso della terza generazione. Stante ha raccontato, tra gli altri, il percorso della nipote Chiara, che prima di entrare nell’impresa familiare ha studiato e lavorato in una grande realtà internazionale. Una volta inserita in azienda, ha seguito un importante progetto relativo ai sistemi gestionali, acquisendo una conoscenza trasversale dei processi prima di assumere responsabilità nell’area marketing.

Il messaggio emerso dal confronto è chiaro: l’inserimento dei familiari deve essere accompagnato da responsabilità definite, obiettivi, autonomia e regole di governance.

Un’azienda familiare non può affidare la propria continuità esclusivamente alla solidità dei rapporti personali. Deve costruire un’organizzazione capace di valorizzare le persone e governare anche eventuali conflitti.

I giovani di Curcio Trasporti: quando il dovere diventa partecipazione

Uno dei momenti più autentici dell’incontro è stato il confronto con i giovani di Curcio Trasporti, rappresentata al tavolo da Antonio Curcio, Giacomo Curcio e Giovanni Curcio. La discussione si è spostata dalle esperienze degli imprenditori già affermati a quelle di chi sta ancora costruendo il proprio percorso e imparando a conoscere l’azienda familiare. Nelle testimonianze dei più giovani è emersa una riflessione particolarmente interessante.

astre italia Curcio TrasportiDurante i primi anni dell’adolescenza, la presenza in azienda nei periodi estivi era stata vissuta anche come una costrizione. Mentre gli amici trascorrevano il tempo libero giocando o dedicandosi ad altre attività, per loro l’estate significava anche stare negli uffici, nei piazzali e a contatto con il lavoro quotidiano. Con il passare degli anni, però, qualcosa è cambiato. La maggiore maturità, la conoscenza delle attività aziendali e il coinvolgimento nelle difficoltà organizzative hanno contribuito a trasformare il significato di quell’esperienza.

Antonio, Giacomo e Giovanni Curcio hanno raccontato di aver iniziato a comprendere meglio le conversazioni tra colleghi, le responsabilità gestionali e le esigenze dell’impresa.

In particolare, il coinvolgimento diretto in alcune attività amministrative durante un periodo di difficoltà organizzativa ha rafforzato la sensazione di poter offrire un contributo concreto. Dall’obbligo alla consapevolezza, dalla semplice presenza alla partecipazione.

Una trasformazione che rappresenta forse il primo vero passo del passaggio generazionale. Perché un’impresa non si trasmette soltanto attraverso ruoli, quote societarie e responsabilità formali: si trasmette anche creando le condizioni affinché i giovani possano comprendere il valore del lavoro e sviluppare un autentico senso di appartenenza.

Formazione o esperienza sul campo? Due strade che possono incontrarsi

Il confronto tra i partecipanti ha approfondito anche una questione ricorrente nelle aziende familiari: la formazione delle nuove generazioni. Lo studio è indispensabile per diventare imprenditori?

Quanto conta conoscere le attività operative? E quale valore possono avere le esperienze professionali maturate al di fuori dell’azienda familiare?

Le testimonianze hanno dimostrato che percorsi diversi possono contribuire alla crescita di una stessa competenza fondamentale: la capacità di prendere decisioni consapevoli.

L’esperienza internazionale di Stante ha mostrato l’importanza di confrontarsi con organizzazioni strutturate, culture differenti e nuove modalità di lavoro. La storia di Cavaleri ha valorizzato la conoscenza diretta delle attività operative, delle difficoltà quotidiane e delle esigenze delle persone che lavorano nell’impresa. Il percorso di Simeoli ha invece evidenziato quanto il tempo e le esperienze personali possano modificare le aspirazioni professionali.

La formazione, dunque, non può essere ridotta a un’unica strada. Il punto centrale è individuare il percorso più adatto alle attitudini individuali e alle reali esigenze dell’azienda.

La famiglia è una risorsa, ma il cognome non può sostituire il merito

Un’altra riflessione importante: il ruolo della famiglia nella trasmissione dei valori imprenditoriali. Le storie condivise hanno mostrato quanto il lavoro, il rispetto, il sacrificio e l’esempio dei genitori possano influenzare il modo in cui i giovani si avvicinano all’impresa.

E’ stato riconosciuto anche il contributo di chi, pur non occupando necessariamente ruoli operativi, sostiene il percorso imprenditoriale: le madri, i partner e le persone che accompagnano quotidianamente le scelte e le difficoltà della famiglia.

Un patrimonio di relazioni e valori spesso meno visibile dei risultati economici, ma essenziale per la stabilità dell’organizzazione. Allo stesso tempo, però, è emersa la necessità di riconoscere e rispettare le aspirazioni dei singoli. Non tutti i figli devono necessariamente entrare nell’azienda di famiglia. E non tutti coloro che vi entrano devono aspirare a ricoprire ruoli di leadership.

David Stante ha richiamato con forza il principio della meritocrazia e il rischio, tipico delle imprese familiari, di affidare responsabilità sulla base del cognome anziché delle capacità. Un principio che si collega a un’altra considerazione condivisa nel confronto: chi guida un’impresa non ne è soltanto proprietario, ma è responsabile anche della sua continuità.

Le decisioni coinvolgono collaboratori, clienti, fornitori e famiglie che dipendono dall’attività aziendale. Per questo la successione non può essere considerata esclusivamente una questione privata.

Il confronto tra imprese è un patrimonio per tutto il network

La partecipazione di Gerardo Pierri, Alessandro Setti, Jacopo Forlivesi, Riccardo Caredio, Antonio Curcio, Giacomo Curcio, Giovanni Curcio e Thomas Detassis, insieme ai tre protagonisti, ha dato al confronto una dimensione autenticamente collettiva. Il valore dell’incontro non è stato soltanto ascoltare storie imprenditoriali differenti, ma permettere ai partecipanti di confrontarsi su problemi che attraversano molte aziende del settore.

astre italia passaggio generazionaleIl rapporto con i collaboratori storici, le aspettative dei genitori, il ruolo dei fratelli, l’ingresso dei cugini, la formazione e la libertà di scegliere il proprio futuro sono questioni che assumono forme differenti, ma che possono essere affrontate con maggiore consapevolezza grazie allo scambio di esperienze.

Proprio in questo senso ASTRE Italia svolge un ruolo importante. Il network offre ai propri soci non soltanto opportunità commerciali e strumenti operativi, ma anche uno spazio nel quale le persone possono conoscersi, confrontarsi e crescere professionalmente.

E’ stato ricordato, ad esempio, come la partecipazione alla vita di ASTRE abbia permesso di osservare negli anni la maturazione personale e professionale di Giorgio Simeoli. Un riconoscimento che dimostra quanto le relazioni costruite all’interno del network possano accompagnare la crescita dei giovani imprenditori. Per chi si prepara a entrare nell’azienda di famiglia, ascoltare esperienze esterne significa scoprire che non esiste un solo modo di affrontare le difficoltà.

Per chi ha già attraversato il passaggio generazionale, confrontarsi con i più giovani significa comprendere meglio aspettative, timori e nuove prospettive. È questa capacità di trasformare le esperienze individuali in conoscenza condivisa che rende il dialogo generazionale un investimento per l’intera rete ASTRE Italia.

Il futuro delle imprese non si eredita: si costruisce insieme

Il confronto al Congresso dei Collaboratori ASTRE Italia 2026 a Bologna ha dimostrato che il passaggio generazionale non può essere interpretato come un semplice trasferimento di responsabilità da una generazione all’altra.

È un percorso che richiede tempo, preparazione, fiducia reciproca. La capacità di mettere in discussione modelli consolidati. Chi ha costruito l’impresa deve saper trasmettere esperienza e valori, ma anche lasciare spazio alle nuove idee.

Chi raccoglie il testimone deve dimostrare di meritare la fiducia ricevuta, rispettando il lavoro delle generazioni precedenti e contribuendo concretamente all’evoluzione aziendale.

E le organizzazioni devono imparare a riconoscere le competenze, definire responsabilità chiare e rispettare le aspirazioni individuali. Per ASTRE Italia, promuovere il passaggio generazionale significa contribuire a preparare imprese più solide, consapevoli e capaci di affrontare il futuro.

Il valore dell’atelier non risiede soltanto nelle risposte emerse, ma anche nelle domande che ha saputo generare, nelle esperienze condivise e nel dialogo aperto tra generazioni diverse.

Perché la forza di una rete non si misura soltanto attraverso le aziende che la compongono, ma anche nella capacità di accompagnare le persone che saranno chiamate a guidarle domani. Il futuro delle imprese di trasporto passa dalle nuove generazioni e si costruisce insieme, attraverso il confronto, le competenze e la collaborazione.